'ChatGPT avvocato' è oggi una delle ricerche legali più frequenti in lingua italiana. La domanda dietro a quel volume è sempre la stessa: posso usare ChatGPT nel mio lavoro senza mettere a rischio il cliente?
La risposta breve è: in parte. ChatGPT è uno strumento eccellente per alcune attività e inadatto per altre. La differenza non sta nella qualità del modello, ma nel tipo di dati che gli affidate e nel regime giuridico a cui siete sottoposti.
Che cosa ChatGPT fa bene per un avvocato
Sui compiti linguistici generali ChatGPT è genuinamente utile. Riformula un paragrafo oscuro, propone una scaletta per una memoria, traduce un testo, sintetizza un documento che avete già letto, suggerisce controargomenti a una tesi che gli descrivete.
Su questi usi il rischio è basso, a patto che il materiale non contenga elementi identificativi del cliente e che verifichiate il risultato. Il modello è un assistente di scrittura, non una fonte del diritto.
- Riformulare e accorciare testi che avete già redatto.
- Generare scalette e strutture argomentative da rivedere.
- Tradurre bozze fra italiano, francese, tedesco e inglese.
- Spiegare un concetto tecnico estraneo al vostro ambito.
- Preparare domande per un colloquio o un'audizione.
Dove ChatGPT sbaglia: le citazioni inesistenti
Il limite più noto è l'allucinazione delle fonti. Richiesto di citare giurisprudenza, il modello produce riferimenti plausibili ma inesistenti, completi di numero di causa e data. Diversi ordinamenti hanno già registrato provvedimenti disciplinari per atti depositati con citazioni inventate.
Il motivo è strutturale: un modello linguistico generalista predice testo verosimile, non recupera documenti da una banca dati autorevole. Senza un sistema di recupero collegato a fonti reali, la citazione è una ricostruzione statistica.
Il secondo limite è la data di aggiornamento. ChatGPT non conosce le modifiche normative successive al proprio addestramento, e la navigazione web non sostituisce una banca dati giuridica aggiornata per il diritto svizzero o italiano.
- Non usate mai una citazione prodotta dal modello senza verificarla nella fonte ufficiale.
- Non chiedetegli lo stato attuale di una norma senza un controllo indipendente.
- Diffidate delle risposte sicure: il tono non è indice di accuratezza.
Il nodo del segreto professionale
Qui si trova il vero problema per chi esercita in Svizzera. Il segreto professionale dell'avvocato non è una buona pratica, è un obbligo di legge. A questo si aggiunge la nLPD, in vigore dal 1° settembre 2023, che disciplina il trattamento dei dati personali e la loro comunicazione all'estero.
Quando incollate in ChatGPT il passaggio di un contratto, la cronologia di un caso o l'e-mail di un cliente, state comunicando dati personali a un fornitore che li tratta fuori dalla Svizzera. Perché quel trattamento sia lecito servono una base contrattuale adeguata, garanzie sul trasferimento e, per i trattamenti ad alto rischio, una valutazione d'impatto.
Il consenso del cliente non risolve tutto: il segreto professionale tutela un interesse che non è nella piena disponibilità del singolo mandato.
Le versioni aziendali bastano?
Le versioni aziendali migliorano la situazione: i dati non alimentano l'addestramento, esistono impegni contrattuali e controlli amministrativi. Restano però due punti aperti per uno studio svizzero.
Il primo è la localizzazione: il trattamento avviene comunque su infrastruttura extra-svizzera, quindi il trasferimento va documentato e giustificato. Il secondo è funzionale: un assistente generalista non conosce la struttura di un fascicolo, non produce documenti nel formato dello studio e non tiene traccia di chi ha visto che cosa.
Che cosa deve avere un'alternativa svizzera
Prima di valutare qualsiasi strumento, fissate i requisiti minimi. Per uno studio svizzero l'elenco è piuttosto stabile:
- Trattamento e conservazione dei dati sul territorio svizzero, in modo verificabile.
- Contratto di trattamento conforme alla nLPD, con subresponsabili dichiarati.
- Crittografia in transito e a riposo, con controlli di accesso per fascicolo.
- Tracce di audit che mostrino chi ha consultato o modificato ogni documento.
- Ricerca collegata a fonti reali, non citazioni generate dal modello.
- Dettatura e redazione nelle lingue di lavoro dello studio.
Un uso responsabile, da oggi
Non serve scegliere fra rinunciare all'IA e correre rischi. Serve separare gli usi, e la separazione è più semplice di quanto sembri.
- Usate un assistente generalista solo su testo anonimizzato e già pubblico.
- Portate su una piattaforma conforme tutto ciò che tocca il fascicolo.
- Verificate sempre le fonti prima del deposito.
- Scrivete una policy interna di una pagina e fatela conoscere a tutto lo studio.
- Tenete un registro di quali strumenti trattano quali categorie di dati.
La domanda giusta
La domanda giusta non è se l'IA sia adatta al lavoro legale, ma quale IA possiate usare su quali dati. Una volta separati i due piani, la scelta diventa semplice: gli assistenti generalisti restano utili sulla scrittura, mentre il fascicolo del cliente richiede una piattaforma progettata per il segreto professionale e ospitata in Svizzera.